28 novembre. È San Rufo, protettore dei postini

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di Carmela Moretti

 

La vostra posta tarda ad arrivare a destinazione? Attendete una lettera importante, che però sembra svanita nel nulla? O ancora, siete postini sull’orlo di una crisi di nervi, per quel cagnaccio che ogni giorno abbaia come un forsennato? Bene, recitate ogni mattina una preghiera a San Rufo, che con l’arcangelo Gabriele da sempre si contende il titolo di protettore dei portalettere.

O san Rufo martire,

antico portalettere cristiano

nella mia vita, ti prego, dammi una mano.

Quella lettera smarrita fammi ritrovare

O il mio lavoro ancor di più fammi amare. (Inventata or ora)

Chiamato Rufus per i suoi capelli rossi (a Roma una persona dai capelli rossi era appunto un Rufus), della vita di San Rufo purtroppo non sappiamo nulla, se non che fu portalettere ai tempi di Diocleziano (284-305 d.c.) e che subì il martirio nella terribile persecuzione che quell’imperatore scatenò contro i Cristiani. La sua tomba fu rinvenuta nelle catacombe di Sant’Agnese a Roma, con l’incisione di una scritta che ricorda proprio la sua attività di portalettere: “Rufo portalettere sepolto il dieci dicembre”. A parte questa lapide funeraria, di lui restano le gloriose spoglie e un’ampolla contenente il suo sangue, attualmente venerate a Belvedere Ostrense in provincia di Ancona, nella Chiesa Patronale dedicata a S. Pietro Apostolo. Viene festeggiato proprio oggi, il 28 novembre, data presumibile della morte.

Come ci è arrivato San Rufo a Belvedere Ostrense, a 20 km da Senigallia? Praticamente per caso, come si riscontra per gran parte delle reliquie venerate nel mondo cristiano. In un documento si legge che il parroco don Antonio Caprini, nel 1798, rivolse istanza al Prefetto del Tesoro delle SS. Reliquie per averne alcune per la sua chiesa, a Belvedere Ostrense. La richiesta fu finalmente accolta il 4 marzo 1808, con l’assegnazione dei resti di San Rufo che, con gran giubilo della popolazione, arrivarono nella città il successivo mercoledì santo, 13 aprile. Fu costruita un’apposita cappella dove furono sistemati il capo, le due clavicole con le rimanenti ossa, ed infine l’ampolla di creta, contenente il sangue del martire.

Sempre a Belvedere Ostrense si trova il Museo internazionale dell’immagine postale, creato al secondo raduno dei portalettere, nel 1987. Raccoglie documenti che attestano la storia dei sistemi postali e una sezione “artistica” di particolare interesse: circa 400 francobolli creati da pittori, scultori e grafici di ogni nazionalità.

Carmela Moretti