Editoriale 10 ottobre 2017

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di Nicola Di ceglie

i numeri del femminicidio e delle brutalità correlate in Italia sono ormai sconvolgenti, come ha ricordato il nostro Segretario Generale, Susanna Camusso, nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Nel 2017, una vittima ogni due giorni; un fenomeno che, carte e numeri alla mano, sembra essere prevalentemente italiano e già questo dovrebbe bastare a far nascere qualche legittimo interrogativo sul retaggio culturale del nostro belpaese.

Le donne assassinate sono per lo più mogli o ex conviventi, ma il fenomeno è in crescita anche tra i giovanissimi (dato ancor più allarmante): per esempio, aveva solo 21 anni Nadia Orlando, uccisa lo scorso agosto a Palmanova dal fidanzato, che prima di costituirsi aveva viaggiato tutta la notte in auto col cadavere della giovane donna.

Il rifiuto dell’abbandono o disagi economici e sociali sono almeno in apparenza il movente degli omicidi. La verità è che dietro c’è tanto altro: l’idea della donna come “cosa” personale, la difficoltà per una società che per millenni è stata maschilista (e per certi versi lo è ancora) ad accettare una rivendicazione di libertà – economica, sessuale, sentimentale – da parte delle donne.

Come contrastare tutto questo, dunque? La battaglia è essenzialmente culturale e va portata avanti a cominciare dalle famiglie e nelle scuole. In casa, quando il tg trasmette l’ennesima notizia di femminicidio, si colga l’occasione per parlarne ai bambini e agli adolescenti. A scuola, s’introducano finalmente educazione sessuale ed educazione sentimentale, o la filosofia dell’amore che dir si voglia: come si ama? Come rapportarsi all’altro sesso? Come arrivare a maturare l’idea di un amore che sia accettazione dell’altro e non possesso? Tutti quesiti a cui nessuno ci insegna sin dalla più tenera età a dare una risposta.

E poi, ci sono la politica e la giustizia, che devono naturalmente fare la loro parte, accollandosi il proprio “pezzettino” di responsabilità: penalizzazione dello stalking, maggiore sostegno ai centri antiviolenza, più attenzione da parte delle forze dell’ordine alle denunce delle donne che si sentono in pericolo.

La violenza contro le donne, dunque, è un male che può essere contrastato, ma che soprattutto va estirpato alla radice, per creare finalmente “un mondo fatto di donne e di uomini liberi”.

Nicola Di Ceglie