Elogio del Topino!

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(di Trifone Gargano)

Favola_api_01Bernard de Mandeville (1670-1733), con La favola delle api, poemetto satirico di circa 433 versi, in prima stesura già nel 1705, e  successivamente ampliato, fino a farne, nella sua ultima redazione (1728), un libro in due tomi, con il titolo definitivo: La favola delle api: ovvero vizi privati, pubbliche virtù  (ma già nell’edizione del 1714 compariva il sottotitolo «Vizi privati e pubbliche virtù»), all’interno di una più generale cornice di critica alla ipocrisia della società contemporanea, sviluppa l’idea di fondo che, per quanto paradossale possa apparire, sono i vizi (e non le virtù) a determinare il progresso in una società, compresa la nascente società industriale.

MarxKarl Heinrich Marx (1818-1883), ne Il capitale, all’interno della sezione dedicata al plusvalore, mutua e sviluppa l’idea (paradossale nella forma, ma scientifica nell’analisi) di Mandeville sulla “bontà” del vizio, scrivendo un vero e proprio elogio del crimine! Si legge, infatti, che come il filosofo produce idee, il poeta le poesie, e il pastore le prediche, il delinquente “produce delitti”. Ma la forza produttiva del delinquente, fa notare con arguzia (e ironia) Marx, non si limita soltanto ai ‘crimini’, bensì si allarga al ‘diritto criminale’, alla polizia, alla giustizia criminale (sbirri, giudici, boia, giurati, ecc.), ai manufatti (serrature, oggi diremmo porte blindate, sistemi di sicurezza, allarmi elettronici, e quant’altro), alla chimica (si pensi all’odierno sviluppo della ricerca scientifica applicata ai metodi di indagine), alle banconote (sempre più perfezionate, per scongiurare falsificazioni). Per notare, ancora, che la produzione criminale sconfina nell’arte, nella bella letteratura (romanzi e tragedie), rompendo la monotonia della vita borghese. Per concludere, in maniera sentenziosa (e apocalittica), che se il male venisse a mancare, la nostra società sarebbe ‘necessariamente’ devastata, se non interamente dissolta!

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Dobbiamo essere grati, allora, alla criminalità nostrana, macro e micro che sia. Il ‘topino’ di casa nostra andrebbe ringraziato, per tutto quello che svolge e che produce. Andrebbe tutelato e protetto, piuttosto che perseguito e contrastato. Grazie alla criminalità di casa nostra (barese, pugliese), infatti, abbiamo avuto, negli ultimi anni, il (ri)nascere e il (ri)fiorire di bella letteratura: scrittori come Carofiglio (uno e trino), Genisi, Viola, Smacchia, Di Monopoli…giusto per citare alcuni dei giallisti nostrani (baresi-pugliesi) di ultima generazione, non si sarebbero nemmeno affacciati sul panorama della letteratura nazionale, se solo non ci fosse stato il topino di Bari vecchia!

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Personaggi (noti e cari) come l’avvocato Guido Guerrieri, o la bella (e fascinosa) Lolita Lobosco, commissario di pubblica sicurezza proprio a Bari vecchia, o, ultimo in ordine di apparizione, il professor Cosimo Rago, criminologo del foro barese, non sarebbero nemmeno nati, se non fosse stato per l’attivismo produttivo della nostra micro e macro criminalità.

Il paradosso marxiano, quindi (che, poi, tanto paradosso non è), si rivela strumento di indagine molto efficace (diremmo, strumento produttivo), sia per l’analisi della realtà letteraria barese (pugliese), sia per una più larga analisi sociologica, politica, economica, antropologica, ecc. della nostra terra.

luoghi_micro_criminePer restare nell’ambito della produzione artistico-letteraria (di nostra stretta competenza), immaginate quanto potrebbe allargarsi questo nostro sguardo indagatore se, oltre alle opere ricadenti nel dominio delle belle lettere, comprendessimo pure la recente produzione cinematografica (la Puglia, infatti, sta vivendo una autentica ‘primavera’ cinematografica: pubblicazioni scientifiche e promozionali non fanno altro che ribadire e rimarcare il ruolo della regione come set cinematografico naturale, oramai preferito e utilizzato da registi di tutto il mondo); alla produzione fumettistica (con i Carofiglio di nuovo, tutti, in prima linea); alla produzione musicale; alla pittura; al corto e/o lungometraggio; alle pièce teatrali; ai festival dei libri possibili e impossibili; ai dialoghi della mente, del cuore, delle affinità; ai luoghi della legalità e, per converso, a quelli della illegalità (geografia fantastica e reale della nostra vita); alle feste di quartiere, di condominio, di partito; ai seminari di studio; alle presentazione di libri; ai siti web; alle comunità virtuali).

Trifone Gargano