La legge che i sindaci non applicano

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di Carmela Moretti

Le amministrazioni pubbliche, per i principi di trasparenza ed efficienza, devono dotarsi di un’attività di informazione e comunicazione e gli uffici stampa devono essere costituiti da personale iscritto all’albo nazionale dei giornalisti.

Questo, in sintesi, è scritto nella legge 150 del 2000 che “disciplina le attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni”, legge purtroppo quasi sempre disattesa in questi anni.

Qualora sia presente – e questo già costituisce di per sé un miracolo – si assiste a casi in cui il ruolo di ufficio stampa nella pubblica amministrazione sia svolto da esperti di comunicazione, social media manager, vari portavoce, dimenticando – o meglio, scavalcando con metodi più o meno in buona fede – proprio la figura che dell’informazione dovrebbe essere il baluardo: il giornalista.

Per mettere ordine in questo assurdo mare magnum e provare ad arrivare a una piena applicazione della legge 150, il segretario nazionale della Fnsi, Raffaele Lorusso, e il presidente dell’Anci nazionale, Antonio Decaro, hanno firmato un protocollo d’intesa sul reclutamento del lavoro giornalistico nei Comuni, avallato anche a Bari alla presenza del presidente dell’Assostampa Puglia, Bepi Martellotta, e del presidente dell’Anci Puglia, Luigi Perrone.

Dunque, dopo anni di discussioni e trattative, si è arrivati a un punto di svolta: se finora ogni Comune si è regolato arbitrariamente e quasi sempre andando a naso, ora è stato redatto un protocollo che offre delle linee guida per le amministrazioni pubbliche, riconoscendo anche ai Comuni più piccoli la possibilità di associarsi e affidare la comunicazione a una sola figura.

L’auspicio è allora che tanti giornalisti possano godere di questo accordo, ottenendo finalmente il tanto ambito inquadramento contrattuale e soprattutto – come ha ricordato il segretario Lorusso – “la possibilità di accedere agli istituti della nostra categoria, per esempio l’assistenza sanitaria della Casagit e l’accesso al fondo di previdenza”.

Carmela Moretti