ORAZIONE FUNEBRE PER UN CINEMA

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di Nicola Di ceglie

Care compagni e cari compagni,

La vita si difende dal nulla del tempo, così: giri un angolo di strada e diventi testimone di qualcosa di importante.

Mercoledì 27 settembre, attorno alle 13, ho imboccato a piedi via Zanardelli e percorse poche decine di metri vedo una ruspa che istintivamente mi sembra fuori posto; un grosso braccio meccanico sta abbattendo una parete che mi è familiare. Non riesco a impattare un sentimento; vedo sparire nella polvere lo schermo sul quale, per molti anni, ho visto proiettati film di buona qualità.

Ora è tutto chiaro. Il cinema Ambasciatori ci ha lasciato le penne, diventerà per i cinefili baresi un ricordo astratto. Quella cavea buia, leggermente umida dove non batteva mai il sole (questa descrizione ha qualcosa di pornografico) è stata scoperchiata e invasa dalla luce diurna, dagli insetti, dai rumores della strada.

Il cinema era chiuso da un paio di anni e ora, in nome della qualità della vita di san Pasquale sarà trasformato in case ad impatto ambientalista dalla stessa impresa che ha cancellato il cinema Armenise. Se quei costruttori continuano trarre profitti dai cinema chiusi di Bari, il prossimo quotato a lasciarci sarà l’Odeon. Siamo rimasti afflitti dalla distruzione di un luogo storico, ma non dobbiamo dar segni di meschineria.

 L’importante non è se chiudono i cinema. L’importante è che non chiuda il Cinema.

Le belle sale, con quei nomi strani che tutti ricordiamo (Kursaal, Splendor ecc.) spesso non vengono modernizzate, né rese più confortevoli o inserite in una nuova concezione urbana. I gestori invecchiano con esse, diventando entrambi reperti museali.

Tantissimi cinema in Puglia e in Italia fanno la fine dell’Ambasciatori per un’unica ragione, perché diventano antieconomici. A volte chi eredita quei posti affascinanti se ne libera perché non ha più voglia di fare una vita sacrificata. Eppure i cinema sono famosi e rispettati come le scuole, gli ospedali, i ristoranti più caratteristici. Fate una prova; un barese qualsiasi può citarvi a memoria l’elenco di tutte le sale di proiezione attive o passive negli ultimi 30 anni.

Ma perché ci colpisce tanto la chiusura delle serrande di un cinema? Perché proviamo il timore di un male più grande che può raggiungerci, portando distruzione culturale. In realtà stiamo solo immaginando e adirandoci inutilmente. In realtà siamo vittime della nostra stessa immaginazione.

Inoltre le multisala (questa è bella) che avevano preso il sopravvento ora non si riempiono più di pubblico. I proprietari iniziano a pentirsi di aver fatto investimenti esagerati e lentamente si sta tornando al passato. Un po’ come accade nel calcio; i grandi stadi sono diventati inutili e le società costruiscono spalti più ridotti. Noi anzianotti, che abbiamo nostalgia della “seconda visione” degli anni ’70, speriamo in una rinascita delle sale di 150 posti disseminate in tutta la città e con una programmazione di qualità.

La Puglia, negli ultimi anni, si è distinta in Italia per aver creato il Circuito d’Autore, ovvero i ‘cinemini’ destinati al fallimento sono stati sostenuti con contributo regionale e hanno potuto proporre film originalissimi.

Con il cambio al vertice della Regione, il progetto d’Autore non è stato più rifinanziato. Le cause? La pigrizia dei burocrati, la malefica volontà degli invidiosi che vorrebbero distruggerlo o, forse, per l’incapacità dei gestori di fare fronte unico e protestare fino a riottenere quel salvifico aiuto…

Le nostre sono illazioni che facciamo sulle confidenze degli esercenti, ma in fondo in fondo sappiamo che c’è qualcosa di vero nella trascuratezza degli Assessorati competenti. Così, con un velo di tristezza, diamo un ultimo saluto all’anima dell’Ambasciatori e impegniamoci a salvare il cinema e i cinema, perché sono due autentiche sorgenti di cultura e conoscenza. Portiamogli rispetto, evitando la pirateria e diamogli un futuro portando i bambini e i ragazzi, più spesso, nelle sale.

Nicola Di Ceglie