Pietro con le scarpe tutte rotte

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di Carmela Moretti

di Carmela Moretti

Alcuni libri di storia, una collana donata dalla mamma e il poster di Tommie Smith. È tutto ciò che Pietro Mennea teneva con sé nelle varie tappe sportive, che l’hanno portato a diventare campione olimpico a Mosca. La storia, perché senza passato non esiste memoria né futuro. Il regalo della mamma, perché le mamme hanno sempre uno sguardo lungo sul mondo e sulla vita dei figli, scorgendo l’oro dove altri vedono solo un metallo a basso costo. Il poster di Smith, perché i “terroni” si sentono neri dentro e hanno un grande ideale per cui combattere: la dignità. Tutto questo è stata la fiction “Pietro Mennea-La freccia del sud”, andata in onda su Rai 1 per la regia di Ricky Tognazzi, domenica 29 e lunedì 30 marzo. Un lavoro accurato e profondo, con una sceneggiatura mai scontata, che ha fatto rivivere al pubblico italiano l’umanità e l’iter atletico dell’amato velocista, grazie all’apprezzabile interpretazione di Michele Riondino. La miniserie ha avuto inizio proponendo le corse del piccolo Pietro per le viuzze di Barletta, con le scarpe scalcagnate, le gambe secche e tanti sogni nel cuore. Poi, da giovane, il provvidenziale incontro con il tecnico federale Carlo Vittori, che Luca Barbareschi ha saputo restituire benissimo nelle sue espressioni di rabbia, di gioia e di sconfitta. Da allora, per Mennea inizia una corsa contro il tempo “per sottrargli anche solo un decimo di secondo”, dal debutto a Monaco di Baviera nel 1972 fino all’oro a Mosca nel 1980, dove segna un nuovo record mondiale. Storia sportiva, vita sentimentale e affetti familiari si intrecciano con misura nella fiction proposta dalla Rai, consegnando agli spettatori lo spessore di un atleta che ha saputo essere, innanzitutto, un grande uomo. Particolarmente toccante è stato l’episodio del Capodanno, che Mennea trascorre da solo nel centro sportivo di Formia per imparare la fatica, lo spirito di sacrificio e l’isolamento. Quanti giovani oggi combatterebbero con una tale determinazione, nella società dei like e delle amicizie virtuali? Ben vengano, dunque, produzioni televisive di questa profondità, che appassionano e insegnano al tempo stesso i valori della vita vera.

Carmela Moretti