Storia di Nicolò Cofano, dalla provincia al tetto d’Europa

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Di Leonardo Cassone

Di Leonardo Cassone

Una passione per il combattimento che è nata guardando un film quand’era un bimbo, “Dragon Ball”, tratto da un manga giapponese e trasformato in una serie televisiva e alcuni film, che hanno spopolato, in Italia, a partire dagli anni novanta. Ma più probabilmente quel sentimento, il giovane fasanese Nicolò Cofano, l’ha ereditato da suo padre Carlo.

La passione si è subito trasformata in un vero e proprio amore per la lotta, in tutte le sue sfaccettature: dal ju-jitsu, praticato sotto l’ala del suo maestro, Francesco Scolti, fino al K-1, una variante particolarmente difficile e rigorosa della kick boxing. Specialità che lo ha portato, a fine ottobre dello scorso anno a Pescara, a superare avversari su avversari, a suon di pugni, gomitate e calci, fino a vincere il titolo di Campione d’Europa Iska, nella categoria “K-1 rules”, in cui si combatte senza protezioni. Titolo e medaglia d’oro, che, guarda caso, ha dedicato al suo inseparabile papà.

Nicolò1In Nazionale K- il nostro giovane campione (ha solo 22 anni), ci è arrivato dopo una serie di selezioni che lo hanno visto alla fine, l’unico rappresentante italiano nella categoria dei pesi medi. E grazie al fondamentale apporto di due direttori tecnici, Leonardo Biolcati e Giorgio Iannelli, che lo hanno portato ad allenarsi per un mese in Olanda, alla “Golden Glory” di Breda, per lui si sono spalancate le porte agli Europei.

E tutto questo grazie agli insegnamenti del suo primo mentore, ma anche a quelli, in seguito, dei due suoi inseparabili coach, Michele Valentini e Pasquale Pentassuglia, che lo hanno portato, attraverso la disciplina, a non perdere di vista il gioco e il divertimento, e al tempo stesso, a diventare competitivo. Un ragazzo che ha anche testa, Nicolò, oltre che il fisico giusto.

Ma Nicolò, nonostante l’età, è anche un valido e seguitissimo istruttore. Al suo seguito, infatti, ha una cinquantina di ragazzi che allena assiduamente presso la palestra “Sport Project” di Fasano. Qui, giovane tra i giovani, è diventato una “chiocciola”, un esempio mirabile da seguire e perché no, da superare. Perché, il prossimo aprile, lo aspettano i campionati mondiali in Portogallo.

Dino Cassone