PAESAGGI SVELATI

di Francesco Monteleone

di Francesco Monteleone

mostra fotografica itinerante di Piero Amendolara
al MAD Bistrot di Bari fino al 18 ottobre Via XXIV maggio, 4

2Guardando con intensa concentrazione le foto dei paesaggi di Piero Amendolara ci picchiano nella mente le stesse sensazioni di ‘Travels’, la splendida composizione di Pat Metheny registrata nel 1982 mentre viaggiava per l’America; è la contemplazione polifonica di spazi fisici sconosciuti che sembrano essere stati calati in una vasca di colore e poi messi ad asciugare al sole. Il piacere che ne deriva scarnifica le nostre preoccupazioni quotidiane, ci fa dimenticare dove realmente ci troviamo e alla fine del giro ci vuole qualche minuto per riaversi dallo sbalordimento.
Quei territori senza esseri umani, senza città, con qualche casa diroccata o colonica; quei prati, campi, colline sui quali si tuffa la purissima luce dell’atmosfera così come fanno gli spericolati ragazzi nel mare di Polignano, in verità appartengono a due regioni che hanno una presenza umana consistente da millenni. Parliamo della Puglia e della Basilicata, due aree del sud Italia fortemente antropizzate, colonizzate, civilizzate, industrializzate; quindi Piero ha dovuto esplorare parecchio per trovare posti tanto isolati nei quali la terra e il cielo sono propensi a farsi fotografare nudi, abbracciati come fossero modelli di giornali erotici d’antan. Forse per questa ragione Piero ha preferito l’aggettivo ‘Svelati’, cioè senza senza veli, come corpi senza niente addosso che si fanno vedere nella loro intima bellezza.
3La fotografia è un’arte mutila, forse la più mutila tra tutte le arti. Non ha udito, né tatto, né olfatto, né tanto meno si degusta. Bisogna essere bravi per procurare il ‘piacere’ del Bello. Giudicate voi questo autore, fatelo visitando www.pietroamendolara.it; cliccate sulla sezione photo-paesaggi e mentre qualcuno spinge sul vostro schermo le immagini di una natura meravigliosa, se riuscite, fate suonare le note di Pat. Se non vi sarete ancora commossi, la vostra anima è stata intossicata da qualche malevola bruttura e dovrete purificarla.
Le inquadrature di Amendolara sono da illustrazione classica. Piero non si abbassa o non si eleva per cercare prospettive cinematografiche. Rimane in piedi, al massimo si affaccia con cautela sul Pulo di Altamura o sulle coste rocciose della gravina dove trascorre la sua vita quotidiana. Piero fa vedere ciò che potrebbero vedere occhi comuni se si trovassero al posto suo. Le sue panoramiche (che troppo presto finiscono sull’orlo della cornice) sono attraenti come i trailer dei film; sono buoni consigli largiti per invitarci a scoprire un mondo spaventosamente bello.

Piero è visibilmente sedotto dalla terra appulo-lucana, ma ne desatura la bellezza a suo piacimento: nei suoi paesaggi non c’è mai la pioggia, non volano uccelli, non si vede nemmeno il mare, che pure bagna le coste delle due regioni per qualche centinaio di km; è un fotografo selettivo che ama l’entroterra, il silenzio, la mancanza, i colori vegetali, il tempo sereno, le fioriture e le mietiture. Il valore di questa mostra è nell’ampliare le mete turistiche, nell’allestire una geografia d’autore che lascia senza fiato, nel saldare alla memoria le temporanee architetture della natura. Amendolara è una ottima guida, ma per seguirne le tracce non si devono portare bagagli. Piuttosto servono le sue stesse qualità umane: armonia, profondità, immaginazione.  

Francesco Monteleone

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